1998
E’ l’anno della “guerra umanitaria”. Dopo mesi di scontri tra l’esercito serbo e le forze armate dell’UCK (Kosovo) e diverse operazioni di pulizia etnica effettuata dalle forze serbe a danno della popolazione kosovara di etnia albanese, il 24 marzo iniziano i bombardamenti della NATO sulle forze armate serbe in Kosovo e in Serbia.
A pochi giorni dall’inizio dell’intervento militare occidentale, il movimento pacifista italiano si mobilita. Agli inizi di aprile un corteo da Piazza della Repubblica a Porta San Paolo – contro l’intervento della NATO – è promosso da decine di organizzazioni pacifiste, tra cui l’ICS, l’Arci, l’Associazione per la pace, le Acli e molti altri. Al corteo partecipano 100mila persone e la manifestazione è conclusa da Pietro Ingrao e don Luigi Ciotti.
Il governo lancia la missione umanitaria “Arcobaleno”, ma l’ICS e altre organizzazioni pacifiste e della solidarietà decidono di non aderire e di rimanere indipendenti. Organizzeranno campi di raccolta dei profughi kosovari in Albania (più di 30mila). Manifestazioni si tengono in tutta Italia. A maggio una delegazione di personalità pacifiste si dirige a Belgrado per incontrare il governo serbo e le organizzazioni umanitarie serbe per sollecitare un’iniziativa di pace che aiuti a fermare la guerra. Agli inizi di giugno, poco prima che finisca la guerra, un corteo pacifista di migliaia di persone si tiene ad Aviano (dalla cui base partono gli aerei americani che bombardano la Serbia) chiedendo lo stop ai bombardamenti e all’azione militare.
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