1989
È difficile, nei giorni tragici in cui lavoriamo a questo sito, credere davvero che un giorno palestinesi e israeliani si erano presi per mano cantando slogan pacifisti, attorno alle mura di Gerusalemme: eppure sappiamo che è avvenuto, il 30 dicembre del 1989. Lo sappiamo perché noi eravamo lì, assieme ad altre e altri 1400 europei. Lo sappiamo perché la proposta era partita dall’Italia, da un’idea di Tom Benetollo; e per renderla realizzabile lavorammo intensamente per mesi, noi del consueto “trio” ARCI, ACLI e Associazione per la pace, insieme a molte altre organizzazioni italiane ed europee.
Solo poco più di un anno prima, al campo di pace delle donne, altro che prendersi per mano: l’incontro congiunto con palestinesi e israeliane non era stato possibile se non per un piccolo gruppo, con mille difficoltà – ma fra l’agosto del 1988 e il dicembre del 1989 la situazione era profondamente cambiata. Il Consiglio nazionale dell’OLP aveva adottato una risoluzione che, nel proclamare la nascita dello stato di Palestina, faceva proprio l’obiettivo “due popoli, due stati”. Una svolta epocale, per la quale si era battuta con energia, anche sfidando la dirigenza in esilio, la leadership coraggiosa e innovatrice cresciuta nei territori occupati, e protagonista in prima fila dell’intifada: un’esperienza di massa, di democrazia partecipata, ben più complessa della semplice “rivolta delle pietre”. È nel dialogo intenso con i protagonisti e le protagoniste di quell’esperienza, da Feisal Husseini ad Hanan Ashrawi e Ghassan Al Khatib, che prende forma tra settembre e dicembre quella che Tom aveva inizialmente pensato come “una marcia per la pace nei territori occupati”, e si trasforma poi nella scelta di una catena umana attorno alle mura di Gerusalemme, preceduta da un’intera settimana di eventi, discussioni, incontri fittissimi con entrambi i popoli.
“1990: Time for Peace”: è questo il nome che prende l’iniziativa. E a costruire con noi quella sfida ci sono, anche da parte israeliana, interlocutori nuovi. Certo le donne in nero, certo i gruppi progressisti che da anni osano chiedere la fine dell’occupazione; ma anche e soprattutto, in prima fila, la più grande organizzazione pacifista del Paese, Peace Now (Shalom Achshav). Nata nel 1977, nel 1982 Peace Now aveva portato in piazza 400.000 persone, per protestare contro il massacro di Sabra e Shatila in Libano; ma in piazza insieme alle organizzazioni palestinesi non era scesa mai. Né mai, fino a quel momento, aveva lavorato insieme a soggetti europei impegnati anche nella solidarietà con il popolo palestinese.
Sulle pagine di questo sito, il racconto giorno per giorno delle mille sfide che ci trovammo davanti in quegli incontri, dei modi in cui insieme riuscimmo a superarle, e dello svolgimento di tutta la settimana di “Time for Peace”; la piattaforma politica e il programma delle attività, foto, video e molto altro. Una pagina della nostra storia che si può leggere come testimonianza lontana di un sogno spezzato, come negli anni si è spezzato il cuore di tre dei protagonisti che avevano lavorato a realizzarlo: oltre al nostro Tom Benetollo, anche il palestinese Feisal Husseini e la fondatrice delle Donne in nero israeliane Hagar Roublev, pochi anni dopo quel nostro cammino comune hanno perso la vita a causa di una crisi cardiaca. Oppure invece, come loro probabilmente ci spingerebbero a fare se fossero ancora con noi, possiamo provare a passare dalla disperazione all’azione, anche se oggi tanto più difficile di allora: battersi a tutti i livelli per il rispetto del diritto internazionale, la cessazione di ogni forma di complicità e finanziamento del genocidio, la fine dell’occupazione, la sconfitta di ogni forma di fondamentalismo. Solo così sarà possibile un giorno, se non proprio prendersi di nuovo per mano, tornare almeno a parlarsi e guardarsi negli occhi, riconoscendo i diritti e la dignità di entrambi i popoli.
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