Tregua nominale, guerra strutturale e resistenza civile

Nel 2025, mentre la Striscia di Gaza continua a essere devastata e la Cisgiordania subisce un’accelerazione senza precedenti dei processi di annessione, le mobilitazioni pacifiste e solidali in Italia e nel mondo hanno rappresentato uno dei pochi argini politici e morali contro la normalizzazione della guerra permanente. Mare, piazze, luoghi di lavoro e università sono diventati spazi di denuncia dell’assedio, del riarmo e della complicità internazionale, riportando al centro il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione.

Nel corso del 2025, la cosiddetta “tregua” nella Striscia di Gaza si è rivelata per quello che è: una sospensione intermittente delle operazioni militari su larga scala, senza alcuna rimozione dell’assedio né l’avvio di un processo politico credibile. Dopo le operazioni terrestri israeliane su Rafah tra gennaio e febbraio 2025, che hanno impedito il rientro di centinaia di migliaia di sfollati, Israele ha mantenuto un controllo militare diretto e indiretto su ampie porzioni della Striscia, attraverso la presenza lungo corridoi interni, valichi e zone costiere.

Nel marzo 2025, le Nazioni Unite e numerose ONG internazionali hanno denunciato come l’ingresso degli aiuti umanitari restasse largamente insufficiente e sottoposto a criteri arbitrari, mentre continuavano bombardamenti mirati, uccisioni di civili e operazioni di rastrellamento. La “tregua” non ha significato sicurezza per la popolazione: Gaza è rimasta una prigione a cielo aperto, priva di elettricità stabile, con un sistema sanitario collassato e scuole funzionanti solo parzialmente, quando non colpite direttamente.

Parallelamente, nel corso del 2025 si è consolidata l’ipotesi – sostenuta apertamente da ministri del governo israeliano e discussa in consessi internazionali – di una gestione post-bellica della Striscia senza i palestinesi. Nel febbraio 2025, il presidente statunitense Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, ha presentato le linee guida di un nuovo piano per Gaza che prevede la rimozione di Hamas, una presenza militare israeliana prolungata e una gestione affidata ad attori esterni privi di legittimità democratica. Un progetto che configura non la fine del conflitto, ma la sua istituzionalizzazione, aprendo esplicitamente alla possibilità di espulsioni “volontarie” e trasferimenti forzati.

A rafforzare questa deriva, nel corso del 2025 l’amministrazione Trump ha promosso la creazione del cosiddetto Board for Peace, un organismo informale e selettivo, composto da un ristretto gruppo di Stati alleati, chiamato a intervenire nella gestione dei conflitti internazionali al di fuori del quadro delle Nazioni Unite. Presentato come strumento di “stabilizzazione” e “sicurezza globale”, il Board si configura in realtà come un meccanismo parallelo che esautora l’ONU, aggira il Consiglio di Sicurezza e svuota di significato il sistema multilaterale fondato sul diritto internazionale.

Nel caso della Palestina, il Board for Peace rischia di legittimare definitivamente soluzioni imposte dall’alto, fondate sulla forza militare, sulla negazione dell’autodeterminazione e sulla gestione coloniale dei territori occupati. In questo quadro, il diritto internazionale non viene più violato occasionalmente, ma sistematicamente aggirato, trasformando le Nazioni Unite in un organismo consultivo privo di reale capacità di intervento. Una dinamica che segna un passaggio storico: dalla crisi del multilateralismo alla sua sostituzione con un ordine internazionale basato su rapporti di forza e alleanze militari.

Nel maggio 2025, la Corte Internazionale di Giustizia ha ribadito la validità delle misure cautelari già adottate nel procedimento avviato dal Sudafrica. Resta inoltre aperta l’inchiesta della Corte Penale Internazionale sui crimini commessi a Gaza, confermando come quanto avvenuto non sia una semplice “emergenza umanitaria”, ma una questione centrale di diritto internazionale. Tuttavia, come già nel 2024, le decisioni giuridiche continuano a scontrarsi con l’impunità garantita a Israele dal sostegno politico, militare ed economico delle potenze occidentali.

Le vittime e la distruzione

Il bilancio ufficiale delle vittime palestinesi, al 26 gennaio 2026, ha superato quota 71.650 morti dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023. Anche dopo l’entrata in vigore del cessate il fuoco nell’ottobre 2025, si contano circa 480 nuovi decessi, dovuti a violazioni della tregua, bombardamenti mirati e al recupero di corpi sotto le macerie. I feriti sono oltre 171.300.

Alla tragedia diretta si sommano le vittime indirette: durante l’inverno 2025 almeno 10 bambini sono morti per il freddo, a causa della mancanza di ripari adeguati e dell’impossibilità di ricostruire. Si stima che oltre 350.000 unità abitative siano state distrutte o danneggiate; anche nel corso del 2025 sono stati segnalati ulteriori 2.500 edifici rasi al suolo. Solo metà degli ospedali risulta parzialmente funzionante, con gravissime carenze di forniture e personale. Migliaia di corpi restano ancora intrappolati sotto le macerie: negli ultimi mesi sono stati recuperati circa 710 corpi, in operazioni rese estremamente difficili dall’entità della distruzione.

La Cisgiordania nel 2025: annessione accelerata e violenza sistemica

Nel 2025, la Cisgiordania è diventata sempre più chiaramente il secondo fronte della guerra contro il popolo palestinese. Tra gennaio e giugno, le violenze dei coloni hanno raggiunto livelli senza precedenti: attacchi armati contro villaggi, incendi di abitazioni e terreni agricoli, aggressioni a pastori e contadini, spesso sotto la protezione dell’esercito israeliano.

Aree come Jenin, Nablus, Hebron e le colline a sud di Hebron – incluse le comunità di Masafer Yatta – sono state teatro di operazioni militari ripetute, arresti di massa e demolizioni. Nel corso dell’anno, decine di nuovi avamposti illegali sono state create e successivamente regolarizzate, rendendo sempre più evidente l’annessione di fatto della Cisgiordania. L’Autorità Nazionale Palestinese appare ulteriormente indebolita, incapace di proteggere la popolazione civile o di esercitare una reale sovranità.

Le mobilitazioni nel 2025: mare, piazze, lavoro

Nonostante la repressione, nel 2025 il movimento globale per la Palestina ha conosciuto una fase di continuità e radicalizzazione. Dalla primavera 2025 e in più occasioni, la Global Freedom Flotilla ha tentato di rompere l’assedio navale di Gaza, riportando al centro dell’attenzione internazionale l’illegalità del blocco. Anche questa mobilitazione civile e nonviolenta è stata criminalizzata e ostacolata.

In Italia, il 2025 è stato segnato da scioperi generali dedicati a Gaza, promossi dai sindacati di base e dalla Cgil, che hanno portato la questione palestinese nei luoghi di lavoro, intrecciandola alla denuncia del riarmo europeo e della militarizzazione dell’economia. Accanto agli scioperi, sono proseguite manifestazioni di massa, presidi settimanali, campagne di boicottaggio e mobilitazioni studentesche, in particolare contro gli accordi di cooperazione militare e tecnologica con Israele.

Le iniziative culminano in una fitta cronologia di manifestazioni, carovane solidali, marce internazionali e presenze nonviolente in Cisgiordania, che testimoniano come la solidarietà con la Palestina resti viva e organizzata.

Una responsabilità storica

Nel 2025, mentre Gaza resta devastata, la Cisgiordania viene progressivamente annessa e i piani internazionali puntano a cancellare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, il movimento per la pace è chiamato a una responsabilità storica. Non basta più chiedere una tregua: occorre contrastare un progetto politico fondato sulla guerra permanente, sull’apartheid e sulla pulizia etnica. In questo contesto si colloca anche il dibattito apertosi in Italia nel corso del 2025. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha manifestato l’intenzione di aderire al Board for Peace, presentandolo come uno strumento di cooperazione internazionale e di rafforzamento del ruolo italiano nello scenario globale. Tuttavia, l’iniziativa ha incontrato un significativo ostacolo istituzionale nell’intervento del Quirinale, che ha richiamato l’incompatibilità di tale organismo con l’articolo 11 della Costituzione italiana, fondato sul ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.

Il richiamo del Presidente della Repubblica ha evidenziato come l’adesione a un organismo extra-ONU, privo di legittimazione democratica e strutturalmente orientato alla gestione militare dei conflitti, rappresenterebbe una rottura grave con i principi costituzionali e con il ruolo storico dell’Italia nel sistema multilaterale. Un segnale importante, che conferma come la difesa della Costituzione e del diritto internazionale resti un terreno di conflitto politico centrale, e non una questione formale.

Come Pace in Movimento, continueremo a raccontare e sostenere le mobilitazioni che, nonostante repressione e silenzi, indicano una strada diversa: quella del diritto internazionale, della giustizia e di una pace fondata sull’uguaglianza dei diritti. È una strada difficile, ma resta l’unica alternativa alla barbarie.

SINTESI DELLA CRONOLOGIA DEL MOVIMENTO

1 gennaio
58a Giornata Mondiale della Pace sul tema “Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace”.

Como, 12 gennaio
Marcia della pace, un’iniziativa del calendario del Mese della Pace 2025 comune ai territori di Cantù, Como e Mariano Comense.

Italia, 17 gennaio
“100.000 Luci contro il buio del regime” iniziativa nazionale promossa dalla rete No Ddl Sicurezza – A pieno regime, contro il disegno di legge Sicurezza (ddl 1236). La manifestazione si è tenuta in contemporanea con Roma in tante città, tra cui Napoli, Bologna, Asti, Bergamo, La Spezia, Reggio Emilia e Pesaro
Arezzo, 18 gennaio

“Disarmiamoci”: Marcia per la pace proclamata dalla Rete aretina pace e disarmo

Roma, dal 23 al 26 gennaio
The Future Factory, seconda edizione dell’iniziativa promossa da Transform!Europe, Fondazione Rosa Luxemburg e Arci Roma, dedicata al futuro delle lotte europee. Quattro giorni di dibattiti e incontri

Bruxelles, 4 e 5 febbraio 
La rete “No ddl Sicurezza – A Pieno Regime” a Bruxelles per portare all’attenzione del Parlamento europeo le istanze contro il disegno di legge Sicurezza 1236 (ddl Sicurezza).  L’obiettivo è  stato quello di portare in Europa un grido d’allarme in difesa delle libertà, dei diritti e della democrazia. 

Roma, 22 febbraio
Manifestazione nazionale della Rete No Ddl Sicurezza – A pieno Regime. Mentre a Roma si tiene il corteo nazionale, cortei regionali si sono tenuti a Milano, Napoli e Bologna

Online, 24 febbraio
Il tempo della pace è ora. Insieme contro tutte le guerre, la pulizia etnica e la corsa al riarmo”, giornata promossa da Sbilanciamoci!, Coalizione Assisi Pace Giusta, Fondazione Perugia-Assisi, Europe for Peace e Rete italiana pace e disarmo.
Bologna, 2 marzo
“Bologna Ripudia”, iniziativa di mobilitazione è promossa dal Portico della Pace e dal Comitato bolognese delle Reti pacifiste nazionali, con l’adesione della CGIL.

Barbiana, dal 4 al 6 aprile
Cantiere di Barbiana “Ricostruiamo una Coscienza di Pace”. Il Cantiere è promosso da: Fondazione PerugiAssisi per la Cultura della Pace, Comune di Vicchio, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Centro Diritti Umani “Antonio Papisca” e Cattedra Unesco “Diritti Umani, Democrazia e Pace” dell’Università di Padova.
Roma, 5 aprile
Basta soldi per le armi. Fermiamoli! Manifestazione organizzata dal Movimento 5 Stelle contro il riarmo, contro lo spreco di miliardi in armi mentre scuole, ospedali e servizi pubblici vengono lasciati senza risorse 

Dal 10 aprile al 9 maggio
Giornate internazionali di azione contro le spese militari

Roma, 24 aprile
“L’obbligo di resistere contro il genocidio”, incontro, organizzato da Cgil Roma e Lazio, Cgil Fillea Roma e Lazio, Sinistra Universitaria Sapienza, Assopace Palestina, Round Robin, A Sud, Rete della Conoscenza con Francesca Albanese. Un momento pubblico di confronto sul genocidio di Gaza e sulla cancellazione sistematica della storia e dell’identità del popolo palestinese.

Roma, 25 aprile
“Resistere al genocidio. Un dovere di tutte e tutti”, Incontro pubblico con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei territori palestinesi. Promosso da Amnesty International Italia, Assopace Palestina, rete ONG AOI, Arci, Rete NoBavaglio e Rete Pace e Disarmo.

Dal 15 al 18 maggio
“Rafah, Gaza oltre il confine”: missione che ha visto una delegazione composta da rappresentanti della rete di ong Aoi, Arci, Assopace Palestina, 14 parlamentari dell’Intergruppo per la pace tra Israele e Palestina, 3 eurodeputati, 13 giornaliste e giornalisti, accademici ed esperte di diritto internazionale, raggiungere Rafah ed entrare nella Striscia di Gaza.

Paestum dal 22 al 25 maggio
Youth Climate Meeting di Legambiente: raduno nazionale di giovani attivist3 ambientali per costruire insieme giustizia climatica, relazioni sane e futuro comune.

Roma, 31 maggio
Manifestazione nazionale della Rete No Ddl Sicurezza – A pieno Regime

Bari, 3 giugno
Science for peace evento organizzato dall’Unione scienziati per il disarmo a 70 anni dal Manifesto Einstein- Russell
Roma, 7 giugno
La manifestazione contro la guerra a Gaza promossa da Pd, M5s e Avs 

Marzabotto, 15 giugno
Save Gaza, marcia nazionale da Marzabotto a Monte Sole
Roma, 21 giugno
Manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo, promossa dalle oltre 300 reti, organizzazioni sociali, sindacali, politiche nazionali e locali che hanno sottoscritto l’appello della Campagna europea StopRearmEurope 
Helsinki, 23 e 24 giugno

Mobilitazione internazionale

per la pace e la sicurezza con l’intervento di personalità e rappresentanti di movimenti, reti, governi progressisti. L’evento, a cinquant’anni dalla firma degli Accordi di Helsinki, è stato promosso tra gli altri dalla Fondazione Rosa Luxemburg e da Transform Europe 

Roma, 24 giugno
Con i nostri corpi fermiamo la guerra globale. Die-in per la Palestina promosso in tutta Italia dalla rete Stop Rearm Europe/italia. Tra le città che hanno partecipato alla mobilitazione: Roma, Firenze, Milano, Lucca, Pisa, La Spezia

Bari, 27 giugno
“Dalla Puglia niente basi per la guerra”, assemblea regionale per discutere iniziative contro il coinvolgimento delle basi militari pugliesi nel conflitto in Medio Oriente

Roma, 27 giugno
Disarmare l’Europa. Evento organizzato nell’ambito dell’assemblea annuale di Un ponte per con la collaborazione della Fondazione Metes e la Flai Cgil

Sigonella, 6 luglio
Manifestazione regionale “Smilitarizziamo Sigonella. Contro guerra, riarmo, genocidio” promossa da Catanesi Solidali con il Popolo Palestinese, Comitato Messina Palestina, Comitato per il sostegno al popolo palestinese della riviera jonica messinese, Comitato provinciale per la Palestina Libera Caltanissetta

Badia Polesine, dal 5 al 13 luglio

XLII edizione del Festival dei Popoli “Restare civili si può”

Italia, dal 10 luglio
“Comuni per la Pace e contro il riarmo”. Azione promossa da Stop Rearm Europe Italia per fare pressione affinché ogni Comune voti una delibera che schieri l’Ente Locale per la pace e contro ogni politica di riarmo.

Ostuni, dal 17 al 20 luglio
Ostuni Climate Camp 2025, organizzato da Campagna nazionale “Per il clima, fuori dal fossile” e le associazioni riunite nel Coordinamento “Nucleare mai più”

Pisa, 19 luglio
Presidio a Camp Derby organizzato da Stop Rearm Europe/Italia e dal Coordinamento Campagne Rete Italiana Pace e Disarmo 

Roma, 24 luglio 
41esima edizione del Premio Archivio Disarmo, Colombe d’oro per la pace. Sono stati premiati 3 giornalisti palestinesi Aya Ashour, Fatena Mohanna e Alhassan Selmi

Niscemi, 2 agosto
Manifestazione davanti alla Base del Muos a Niscemi per la liberazione della terra dalla guerra e dalle grandi opere militari, per fermare il genocidio in Palestina
https://www.dinamopress.it/news/contro-guerre-genocidio-e-riarmo-manifestazione-no-muos-a-niscemi/

Genova, 8 agosto
Il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali, lancia una protesta con presidio a ponte Etiopia. Al centro della protesta, ancora una volta, le armi in porto. Il presidio ha indotto la compagnia cinese Cosco ad evitare l’operazione di sbarco di componenti bellici diretti in Medio Oriente.

Verona, 9 agosto 2025
Lanterne di Pace sull’Adige, Nell’ottantesimo anniversario dell’olocausto di Hiroshima e Nagasaki, in memoria delle vittime, per il disarmo nucleare, contro tutte le guerre

Assisi, dal 28 al 31 agosto
Verso la PerugiAssisi: dal 28 al 31 agosto il Campo dei giovani costruttori e costruttrici di pace
https://www.perlapace.it/verso-la-perugiassisi-dal-28-al-31-agosto-campo-dei-giovani-costruttori-costruttrici-pace/

Genova, 31 agosto
Parte da Genova il primo convoglio italiano della Global Sumud Flottilla con un carico di 45 tonnellate di aiuti umanitari dirigendosi verso Catania, dove era previsto l’imbarco del secondo convoglio italiano.

Trevignano Romano, dal 5 al 7 settembre
Festival “Relazioni Inseparabili” organizzato da Scuola Gea, insieme a Rise Saint James, Emmaus Italia e Rete dei Numeri Pari

Cernobbio, 5-6 settembre 2025
XV edizione de L’Altra Cernobbio dal titolo Addio alle armi, promossa dalla Campagna Sbilanciamoci!

Reggio Emilia, dal 5 al 7 settembre
“La voce”, edizione 2025 del Festival di EMERGENCY. Tre giorni di pace, diritti e cultura

Roma, 11 settembre
Presidio alla Leonardo “Fermiamo l’economia di guerra – NoRearm Europe”

Cecina Mare, dal 12 al 14 settembre
Università estiva di Attac “Fermare l’economia di guerra, riprendersi il futuro

Porto di Augusta, 13 settembre
Partono le 17 barche del convoglio italiano della Global Sumud Flottilla

Portopalo, 19 settembre

42 barche della GSF, fra cui quelle italiane, partono da Portopalo

15 settembre
I Cobas lanciano l’iniziativa “Davanti alle scuole per la Palestina”: primo giorno di scuola, 15 minuti prima dell’ingresso. Cartelli, bandiere e 1 minuto di silenzio.

Italia, 19 settembre
Giorno della mobilitazione Cgil per Gaza, decine di appuntamenti in Italia tra scioperi, presidi e manifestazioni. Le Categorie Nazionali proclamano sciopero nazionale di almeno di 2 o più ore a fine turno per tutti i settori non ricompresi dalla legge 146/90; le Confederazioni Regionali e Territoriali organizzano manifestazioni in tutti i territori in forma aperta alla partecipazione e all’adesione di tutti i soggetti che condividono le ragioni dell’iniziativa

Mestre, 20 settembre
10.000 persone alla manifestazione pro Gaza. Aderiscono Cgil, movimenti locali, circoli, Emergency, Anpi, Mediterranea e forze politiche di centrosinistra

Dal 15 al 21 settembre 2025
Seconda edizione della Settimana di azione globale per la Pace e la Giustizia Climatica. In Italia la “Settimana di Azione” è rilanciata dalla Rete Italiana Pace Disarmo

Roma, 20 settembre
Decima edizione del Disability Pride. Promosso dal Disability Pride Italia Network

Roma, 21 settembre
Assemblea nazionale A Pieno Regime

Italia, 22 settembre
Sciopero generale per Gaza indetto dall’Unione sindacale di base. A Roma si tiene un oceanica manifestazione, la città si paralizza, nello stesso giorno viene occupata la facoltà di Lettera de La sapienza. Altre manifestazioni a Napoli, a Bologna e a Milano
Creta, 23/24 settembre
Nella notte fra il 23 e il 24 settembre varie imbarcazioni della GSF sono attaccate mentre si trovavano in acque internazionali al largo dell’Isola di Creta, in Grecia

Taranto, 25 settembre
Usb e Cobas organizzano un presidio al porto mercantile che blocca la petroliera Seasalvia con il greggio destinato a Israele. La nave Seasalvia, diretta a Taranto per rifornirsi di 30 mila tonnellate di greggio destinato all’aviazione militare israeliana, non è entrata in porto

Italia, dal 26 settembre
Occupazione permanente di 100 piazze per Gaza. La mobilitazione permanente, promossa dall’USB insieme alle principali sigle della comunità e degli studenti palestinesi, è partita da cento piazze italiane per culminare nella manifestazione nazionale di sabato 4 ottobre 2025. Oltre 100 città italiane sono interessate, tra cui Roma (Piazza dei Cinquecento), Milano (Piazza della Scala), Firenze (Piazza Indipendenza), Napoli (Piazza del Gesù), Bologna (Piazza Nettuno), Torino, Pisa, Genova, Bari, Trieste, Padova, Palermo, Civitavecchia, Bergamo, Potenza e Massa. 

26 settembre 2025
Giornata Onu per l’eliminazione delle armi nucleari, decine di flash-mob in contemporanea in città come Milano, Brescia e Cagliari.

Genova, 26 e 27 settembre
I portuali non lavorano per la guerra: secondo incontro dei lavoratori dei porti europei 

Roma, 27 settembre
Assemblea nazionale di Stop Rearm Europe: “Convergiamo. No a guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo”.

Roma, 29 settembre
Le associazioni AssoPace Palestina, A Buon Diritto, ATTAC Italia, ARCI, ACLI, Pax Christi, Un Ponte Per e la Dott.ssa Hala Abulebdeh o Abu Lebdeh, cittadina palestinese, rappresentate e difese dagli Avvocati Luca Saltalamacchia e Veronica Dini, affiancati dagli Avvocati Michele Carducci e Antonello Ciervo, depositano un ricorso presso il Tribunale civile di Roma, per chiedere che vengano dichiarati nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e sue controllate con lo Stato di Israele, relativamente alla vendita e alla fornitura di armi all’IDF.

1 ottobre
Diverse navi militari israeliane intercettano le barche della GSF in acque internazionali, iniziando operazioni di abbordaggio, utilizzando anche cannoni ad acqua contro alcune navi, per poi compiere il sequestro dei passeggeri e delle imbarcazioni
Italia, 3 ottobre
Sciopero generale in difesa di Flotilla, dei valori costituzionali e per Gaza. Oltre 100 manifestazioni in contemporanea tra cui Roma, Teramo, Pescara, Bolzano, Matera, Napoli, Caserta, Bologna, Modena, Imola, Latina, Como, Varese e Cagliari.

Ancona, 3 ottobre
Stati generali per la pace delle Marche promossa dall’Università della pace

Roma, 4 ottobre
Manifestazione nazionale a due anni dall’inizio del genocidio palestinese, chiamata dai sindacati di base, movimenti e associazioni della comunità palestinese in Italia, realtà solidali e cittadini comuni che unitamente chiedono la fine del genocidio dei gazawi 

Bologna, 11 ottobre
Assemblea nazionale di RESET – Rete per lo sciopero sociale ecotransfemminista contro la guerra

Roma, 17 ottobre
Presidio in occasione della Giornata mondiale per l’Eliminazione delle povertà. Promosso dalla Rete dei numeri pari, Rete no ddl sicurezza, e Stop Rearm Europe/Italia
https://stoprearmitalia.it/17-ottobre-manifestazione/

Italia, dal 20 ottobre al 4 dicembre
Carovana per un’economia di pace promossa dalla Campagna Sbilanciamoci” e dalla Rete Pace e Disarmo

Firenze, dal 5 al 9 novembre
World Gathering, incontro mondiale per gli 80 anni di Pax Christi. L’incontro ha visto la partecipazione di delegazioni da oltre 60 Paesi: rappresentanti di comunità ecclesiali, movimenti sociali, ricercatori, attivisti per la pace e la giustizia climatica, e giovani del PCI Youth Forum.

Roma, 15 novembre 
Seconda edizione del Climate Pride: arte, attivismo e partecipazione delle scuole per alzare la voce sulla crisi climatica e chiedere impegni concreti verso COP30

Italia, 21 novembre
Fermiamo l’aumento delle spese militari. Oltre 800 organizzazioni invitano i parlamentari europei a trasferire i fondi dalla guerra alla pace

Cagliari, dal 5 al 7 dicembre
Conferenza euro-mediterranea per la Pace promossa dall’Arci
Italia, 12 dicembre

Sciopero generale nazionale di 8 ore indetto dalla Cgil.  La mobilitazione mira a chiedere aumenti di salari e pensioni, il no all’innalzamento delle spese per il riarmo

18 dicembre
Se vuoi la pace prepara la pace, assemblea online della rete Stop Rearm Europe/Italia

Salemi, 28 dicembre
Prima assemblea contro il campo di addestramento per F35 a Birgi