Genova spiegata a un ragazzo

Il Genoa Social Forum non dura tre mesi, dura dall’autunno del 2000 fino a dopo il Social Forum di Firenze e alla manifestazione contro la guerra del 15 febbraio del 2003. Questo percorso, quindi, va avanti praticamente fino a quando – nonostante le manifestazioni di massa – scoppia la guerra dell’Iraq. È un’esperienza che riesce a orientare milioni di persone. (…)
Non c’era prima e non c’è stata dopo in Italia nessun’altra esperienza nella quale così tante associazioni, movimenti, gruppi abbiano lavorato insieme e si siano dati una struttura comune attorno a un progetto condiviso.
Caro Tom. Il mio racconto, la nostra storia

La traccia che hai lasciato è diventata un sentiero battuto, ben segnato che ci ha aiutato ad affrontare le sfide di questi ultimi decenni per far sì che la pace diventi, come pensavi tu, un progetto politico. (…) Ora devo intrecciare le nostre storie con il tema della pace, cosa che per te sarebbe facile, ma il compito tocca a me e la cosa cambia. Ci provo, poi mi dirai se ci sono riuscito o se sono uscito di strada.
La lotta contro la Mostra Navale Bellica

Le iniziative contro la Mostra Navale Italiana (denominata dai pacifisti Mostra Navale Bellica) 1982 – 1989 si svilupparono come vere e proprie campagne attive contro la produzione di sistemi d’arma, le guerre, per una società nonviolenta.
L’esperienza di Guerre&Pace e la fine del modello Vietnam

Dopo la vita studentesca, il movimento della Pantera, sull’onda della guerra del Golfo del 1991 incontro l’esperienza del “Comitato Golfo per la verità sulla guerra” fondato proprio contro il “nuovo ordine globale” degli Stati Uniti di George Bush sr. Quel Comitato aveva tra i suoi fondatori figure eccezionali come padre Ernesto Balducci, Raniero La Valle, Domenico Gallo ed era nato, nel giugno 1991, in collegamento col Tribunale sui crimini di guerra promosso negli Stati Uniti dall’ex ministro alla giustizia Ramsey Clark.
1991, le barricate di Mosca

Il 19 agosto del 1991, in quella che allora era ancora l’Unione Sovietica, un gruppo di vecchi dirigenti del PCUS destituì il presidente Michail Gorbachev e dichiarò lo stato di emergenza, occupando le sedi del potere e ordinando all’esercito di presidiare le strade circostanti. Si interruppe così, drammaticamente, il processo di riforma lanciato sotto la […]
“Italia, ripensaci” per un mondo libero da armi nucleari

La campagna “Italia, ripensaci” promossa dalla Rete italiana per il disarmo e da Senzatomica è nata nell’autunno del 2016: nella riunione alle Nazioni Unite che doveva proporre all’Assemblea Generale la convocazione della conferenza per dibattere del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPNW),(decisione passata a grande maggioranza), l’Italia votò contro. Rimanemmo stupiti, pensando a un errore!
Comitato per la riconversione della RWN e War Free: Convertire le spade in aratri
Quando, nel 2017, abbiamo saputo che dal nostro territorio erano partite delle bombe che avevano ucciso delle persone in Yemen, abbiamo capito che occorreva rompere il silenzio che avvolgeva la fabbrica di armi di Domusnovas-Iglesias, la RWM, controllata dalla Rehinmetall tedesca, un colosso della produzione bellica
Le donne in nero, ieri e oggi

LE ORIGINI di Elisabetta Donini Elisabetta Donini, (Torino, 1942) insegnante di Fisica alla Facoltà di Agraria dell’Università di Torino, una delle fondatrici delle Donne in Nero italiane, impegnata dalla fine degli anni ’80 in percorsi di relazione con donne palestinesi e israeliane, ed è autrice di numerosi testi e saggi su temi quali la politica della diversità, i rapporti attraverso […]
“Pace e Guerra” e il Pdup, un partito dentro al movimento

Nel febbraio del 1980 esce la rivista “Pace e Guerra”, la rivista è diretta da Luciana Castellina, da Claudio Napoleoni e da Stefano Rodotà. Diverse le ragioni che spinsero il Partito di Unità Proletaria ad investire risorse intellettuali, politiche e finanziarie in un’impresa editoriale molto impegnativa e segnata nel suo titolo da un orientamento ben definito. Così nella presentazione del primo numero: “ Vi sono momenti come nell’attuale – dopo le lotte del 68 e dagli anni che seguirono – in cui i soggetti che da quei conflitti sono emersi debbono assumere la responsabilità di definire il proprio “ discorso sulla pace”. Era ben chiaro a chi ispirò la rivista che la tendenza alle guerre e al riarmo avrebbe segnato questa nostra epoca.
Rete Lilliput, non c’è pace senza economia di giustizia

Bloccare il gigante del liberismo con i piccoli fili delle azioni quotidiane e delle campagne che tutti, proprio tutti, possono contribuire a realizzare: fu questo l’obiettivo che nel 1999 cucì insieme la Rete Lilliput, singoli e associazioni che, mutuando l’immagine dei Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, coltivarono l’intuizione che non fosse possibile mantenere la pace senza un’economia di giustizia. (…) Nelle prospettive condivise in quegli anni, la traiettoria della fase presente era ampiamente prevista: la giustizia economica che si praticava si traduceva in proposte politiche che favorissero non solo la crescita e l’idolatria del Pil, indiscussa in quegli anni, ma soprattutto il benessere delle comunità.